“Bee my job”, ad Alessandria un apiario urbano gestito da richiedenti asilo e cittadini

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“Per creare valore si deve lasciare spazio alle contaminazioni”. È questo il messaggio del progetto di apicoltura urbana e sociale di “Bee my job 2.0” promosso dall’associazione Cambalache che vede il coinvolgimento di rifugiati e richiedenti asilo accolti nella città di Alessandria. Un progetto che parte da tre parole chiave: “accoglienza, formazione e lavoro” rendendo partecipi della vita della comunità locale non solo i beneficiari dello Sprar di Alessandria e del Cas ma anche gli stessi cittadini.“Bee my Job – si legge sul sito del progetto – coinvolge le aziende apistiche, ma anche i cittadini, le scuole e i gruppi associativi. I ‘nuovi’ apicoltori formati e inseriti nelle aziende organizzano incontri di apididattica nell’apiario urbano, installato presso il Forte Acqui (ndr il parco pubblico)”, aperti a tutta la cittadinanza. Le attività di formazione professionale, che si sono svolte nei mesi di febbraio e marzo 2017, sono state realizzate in collaborazione con Enaip, Aspromiele e Coldiretti con il sostegno economico della Fondazione CRT, della Fondazione SociAL e del POR Regione Piemonte, e hanno coinvolto otto beneficiari dello Sprar del Comune di Alessandria.


“A seguito della formazione sono stati attivati ventiquattro tirocini di inserimento e reinserimento lavorativo in aziende apistiche e agricole dislocate nelle regioni Piemonte, Lombardia, Liguria e Puglia. Tra i beneficiari dello Sprar del Comune di Alessandria, in cinque sono stati inseriti in aziende esterne e due in Cambalache” racconta la responsabile a testimonianza del successo del progetto. Una iniziativa che ha visto grande interesse e numerose richieste anche da parte delle aziende, tanto che “l’opportunità di accedere ai tirocini è stata estesa anche a chi non ha avuto modo di frequentare il corso”. L’apiario urbano, nato nel 2015 nel corso della prima edizione del progetto, oggi è costituito da dieci arnie dove, oltre alla produzione del miele, si organizzano incontri di apididattica tra richiedenti asilo, cittadini, scuole e associazioni.
“Quelle dieci casette colorate ci ricordano ogni giorno che, quando il proprio habitat naturale è attaccato da agenti esterni, si può ricominciare a vivere in ambienti diversi”, sottolineano i promotori. Con l’avvio della nuova fase del progetto, con cui si intende costituire anche una vera e propria impresa sociale gestita dagli stessi rifugiati e richiedenti asilo, la capacità produttiva dell’apiario urbano sarà incrementata fino ad arrivare a venti arnie.
“Bee my job” strizza così l’occhio all’intera comunità locale in un’ottica di collaborazione e integrazione: basti pensare che tra le attività in programma è prevista anche la nascita di un orto sociale, nel parco di Forte Acqui, per la promozione dell’inclusione sociale di persone in particolari condizioni di vulnerabilità e disagio mentale. Obiettivi che sono valsi a “Bee My Job” la vittoria della seconda edizione del premio “Sterminata Bellezza”, promosso da Legambiente, Comieco, Consiglio degli Architetti e Symbola.

 

Dal Rapporto annuale dello Sprar – Atlante 2016

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