Nell’isola di Mozia rifugiati e richiedenti asilo partecipano agli scavi archeologici

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Conoscere la città e le bellezze artistiche del territorio per favorire percorsi di integrazione e inclusione sociale. E’ questo l’obiettivo del progetto “Missione archeologica – campo scuola Mozia campagna 2016 nell’isola di San Pantaleo dello Stagnone di Marsala” lanciato dallo Sprar del Comune di Marsala, dall’ente gestore Consorzio Solidalia, dall’Università di Palermo, dalla Sovrintendenza dei beni culturali di Trapani, dalla Fondazione G. Whitaker di Palermo, dall’Università di Bologna e dall’Università Tubingen.
L’esperienza di Mozia, cominciata il 10 giugno 2016 e conclusasi il 29 luglio 2016, ha visto il coinvolgimento di cinque ospiti dello Sprar del Comune di Marsala provenienti dal Pakistan, dal Gambia e dal Senegal.
“Obiettivo del progetto è stato quello di farli partecipare ad un esperienza altamente formativa, una opportunità che risponde al bisogno di staccarsi dai soliti circuiti per offrire un’esperienza, non solo significativa da un punto di vista socio-culturale, ma al tempo stesso formativa, didattica e culturale di alto livello”, ha spiegato la coordinatrice dello Sprar. Il progetto ha permesso ai richiedenti asilo e rifugiati in accoglienza “di arricchire le conoscenze storiche e culturali sulla città che li ospita” e di offrire anche un percorso di inserimento nel tessuto sociale di un giovane rifugiato con disagio mentale.
I richiedenti asilo e rifugiati hanno collaborato fianco a fianco con archeologi, ricercatori e studenti apprendendo tecniche di scavo in un percorso di scambio di capacità e competenze reciproche.
“La missione, composta da un folto team di archeologi, collaboratori scientifici e tecnici – ha aggiunto  la coordinatrice dello Sprar – offre al progetto ‘moziese’ una finalità didattica volta a fare acquisire le prime esperienze sul campo ai nostri beneficiari che possono così apprendere, nella teoria e nella pratica, la metodologia dello scavo archeologico, dello studio e della classificazione di reperti nonché le tecniche di documentazione e recupero”.
Il progetto si è articolato in due fasi: nella prima fase è stato avviato un momento di formazione, mentre nella seconda fase si è entrati nel vivo del progetto con l’esplorazione dell’isola sotto la guida del responsabile dello Sprar, della psicologa della struttura e del professor Gioacchino Falsone che ha illustrato la natura degli scavi già effettuati e quelli in corso d’opera. “I beneficiari hanno avuto così la possibilità di conoscere il resto del gruppo di lavoro, formato da studenti italiani e stranieri, docenti e altro personale partecipante al campo scuola”, ha spiegato la coordinatrice Sprar. Un’avventura che ha fatto nascere l’interesse per l’archeologia in molti dei ragazzi dello Sprar, in particolare nel giovane Madia Seydi che ha confessato: “Prima di cominciare non sapevo niente di archeologia, nemmeno il significato della parola: l’ho cercata su internet”. “Molto presto – ha concluso la coordinatrice dello Sprar – l’esperienza sarà replicata visto l’entusiasmo e la partecipazione dei ragazzi”.

Dal Rapporto annuale dello Sprar – Atlante 2016

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